Comunicazione, vipere e malintesi

“Come mai vogliono buttare le vipere sul Monte?”. A volte quello che per noi è chiaro per altri non lo è, o addirittura può significare l’opposto di quello che volevamo dire. Non è facile riflettere su noi stessi, ma l’Etnoantropologia è anche questo.

VOlantino di evento dove si legge: "COme Lanciare vipere dagli elicotteri,: sfatiamo leggende"
sottotitolo: Perchè non ci sono vipere sui nostri monti
in basso a destra la foto di una vipera nell'erba

Partecipo attivamente come esperto in Etnoantropologia e in rappresentanza del Centro Ricerche EtnoAntropologiche alle attività di una organizzazione.

Qualche giorno fa, durante una riunione di un altra organizzazione, una persona ha domandato: 

“Come mai vogliono ripopolare il Monte Pisano con le Vipere?”. Lavorando oramai da anni su aree montane e boschi in Toscana, mi sono incontrato molte volte con varie mitologie sulle vipere.

Cerco di capire meglio, immaginando però l’origine e mi viene mostrato un volantino, stampato in A5 (1/4 di foglio normale) dicendo: “E’ venuto qualche giorno fa xy da mia madre e gli ha portato questo volantino dicendo. ‘Ma lo vedi che vogliono lanciare le vipere dagli elicotteri?”

A molti è evidente che non è stata capita, la seconda linea

Ma è proprio così? E’ veramente ‘impossibile’ interpretare che si voglia lanciare le vipere dagli elicotteri?  Consideriamo anche il sottotitolo “Perchè non ci sono vipere sui nostri monti?”, e dopo dove si parla di ‘introduzione documentata’.

Sarebbe così assurdo pensare che si tratti di un evento dove si spiega come lanciare bene le vipere dagli elicotteri? (credenza tra l’altro molto diffusa in Toscana). E sarebbe giusto deridere o sminuire le persone che hanno interpretato così?  

Quante volte ci è capitato di classificare in modo da ridicolizzare, deridere le persone che non ‘capivano’ quello che dicevamo o cartelli, indicazioni, obblighi?

SOno gli altri che non capiscono o noi che non ci preoccupiamo di comprendere i punti di vista degli altri?

Il malinteso (Franco La Cecla 1997) è un fenomeno da gestire ed anche da apprezzare, perché ha le sue funzioni sociali. 

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